

Foto Gianni Lucchi
Ci sono confini che non dovrebbero mai essere superati. Quello tra l’uomo e la fauna selvatica è uno dei più importanti.
All’avvistamento di questo straordinario animale siamo accorsi in molti. Ed è comprensibile: un incontro così raro suscita emozione, curiosità, meraviglia. Ma non tutti si sono limitati a osservare. Per qualcuno, ancora una volta, il desiderio dello scatto ha preso il sopravvento sul rispetto.
Così, in un’area già fortemente compromessa, tra scogli disseminati di lenze, ami abbandonati, plastica e alla portata di cani e gatti... è stato allestito un posatoio artificiale. Un tronco portato dal mare, nulla di per sé scandaloso. Il problema nasce nel momento in cui, alla sua base, compaiono quantità spropositate di esche: camole utilizzate con l’unico fine di attirare l’averla e portarla sempre più vicino all’uomo, oltrepassando quella sottile e pericolosa linea che separa l’ingenua confidenza dalla perdita totale del timore.
Ciò che è stato più volte giustificato come “buona intenzione” è, in realtà, un comportamento sbagliato mascherato. Se le mangiatoie posizionate in luoghi sicuri durante i mesi più freddi possono talvolta aiutare gli uccelli, abituare un animale selvatico ad avvicinarsi all’uomo, e a tollerare fotografi a pochissimi metri, non rientra in alcun modo tra le forme di aiuto che possiamo offrire.
Anche perché l’averla ha dimostrato ampiamente di essere in perfetta salute e pienamente capace di procurarsi il cibo da sola: è stata osservata e documentata mentre catturava autonomamente lucertole, gechi e altre prede. Il vero aiuto, quello di cui ha bisogno, è essere lasciata in pace. Lontana da stress inutili e da situazioni che possano metterla in pericolo: dall’avvicinarsi a pescatori, al rischio di rimanere impigliata nelle lenze o ingerire un’esca con un amo.
Ma soprattutto, è fondamentale rispettare questo animale con il buonsenso. Non inseguirlo. Non costringerlo a continui spostamenti. Non privarlo del tempo necessario per cacciare, riposare o dedicarsi al preening.
Osservare la natura non significa piegarla ai nostri desideri, ma accettarne i tempi e le distanze. E quando qualcuno oltrepassa questi limiti, è giusto e doveroso farlo presente.
Siate naturalisti, prima ancora che fotografi. Perché ogni nostra azione ha un peso, e da come scegliamo di comportarci dipende anche il futuro di chi abbiamo davanti.
Testo Francesco Gaggero
Foto Gianni Lucchi

un gesto concreto di amore per la natura e gli animali